Articolo 143 & Covid19

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
Sedici anni fa, tra meno di un mese, un Commesso del Comune di Roma, nella Sala Rossa, leggeva a Carlo, a me e a tutti i nostri cari accorsi per festeggiare la nostra unione, queste parole.
Parole cariche di significato, di un significato che muta a seconda dei momenti che la vita ci chiama a vivere; momenti utopici o distopici. Certo nemmeno nei miei incubi peggiori mi sarei aspettata mai di dover dare così tanta rilevanza al passo relativo alla “coabitazione”. Di sicuro mai, nemmeno per un momento, ho pensato di vivere lontano dal mio consorte, quindi, quando due anni fa gli prospettarono un lavoro a Milano, non ebbi alcuna esitazione a seguirlo, anche nel rispetto dell’articolo 143.
Ora questo “coabitare”, proprio durante il carnevale, tempo di spensieratezza e di baldoria, si è presentato a noi con le sembianze di un soggetto costretto alla reclusione. Il termine Carnevale deriva dalla locuzione latina “carnem levare”, privarsi della carne, con un riferimento al banchetto finale che secondo la tradizione si teneva l’ultimo giorno prima di entrare nel periodo di Quaresima.
Ed eccoci qui, nostro malgrado, tutti costretti ad osservare un’ardua quaresima, dove la privazione più forte, che più ci angustia, è la perdita di libertà. Siamo chiamati al sacrificio personale ed egoistico, a fronte di un bene più grande: il bene comune, la salute di tutti.
La salute, unico vero bene, valore, ricchezza dall’inizio del mondo. Principio imprescindibile al quale sacrificare qualsiasi altra entità.
La mia salute, psichica e fisica è in questi giorni di reclusione, completamente rimessa nelle mani del mio consorte, molto più disciplinato di me che trascorrerei questi giorni tra fiumi di birra e patatine, davanti ad una TV sempre accesa, con il telefonino in una mano e la sigaretta nell’altra.
E invece no, ci si sveglia ad un orario il più vicino possibile a quello che accompagna i miei risvegli quotidiani, si fa un po’ di ginnastica (io che faccio ginnastica! Incredibile), cercando di non soffocare dalle risate alla vista della mise del mio Tesorino che nella migliore delle ipotesi, indossa la sua tuta al contrario! Davanti allo schermo del nostro vecchio MAC dove scorrono, in sequenza libera, le foto della nostra vita. E non so se per via dell’ossigeno che i movimenti del corpo produce o se per l’ondata di nostalgia che la visione delle vecchie foto induce, ma la mia mente inizia a liberarsi di quei brutti pensieri che albergano le mie notti, e ricomincio a sognare.

Bibi

Author Bibi

More posts by Bibi