(Mesi fa volevo scrivere una poesia d’amore e non ci sono riuscita)

 

* Deserta sei, lingua mia.

* Mano, semplice e onesto fante,

come indugi timidi passi quando mancano gli ordini.

Proprio tu,

che porti i segni dei combattimenti passati.

Che infuri incandescente,

se certa della tua missione.

* Soffio vitale, respira.

Ti sei forse ammalato di horror vacui e raffreddore?

È per questo che geli idee germogliose agli infantili primordi?

Temi che crescano in rovi adolescenziali.

* Bianco è il tuo manto, mia fronte.

Il genio che ospiti si è assopito, pensa ci sia l’inverno.

Pensa sia il letargo del pensiero

e il cugino suo, scuro e cieco, non è di compagnia.

Il tuo candore lo fa rosa, da nero che era prima,

come una creatura notturna allergica alla luce.

* Sono versi di scuse mio amato.

Poichè, come in un sogno, lascio le briglie del mio a te.

Come si lascia la testa a sè stessa durante il sonno.

La si affida a quel cugino scuro e nascosto

che quando si fa notte e tutto tace

si rivela.

E poverino, non ha occhi per vedere la danza scordinata

dei suoi burattini.

Al risveglio egli si corica e con lui il ricordo del suo operato.

L’immagine  vaneggia e il ricordo va perduto.

 

Ecco perchè ora i mezzi non ho,

mio caro,

per una degna opera del tuo.

Perchè abbandonandoti

mi desto dal sogno.

Un sogno così sconvolgente che la mia mente non lo sa contenere.

E la mia lingua non sa ripeterlo.

                  -mr bao bao.

 

 

Emma

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